Il livido specchio del mattino

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venerdì, 13 giugno 2008

Grandi lavori in Biblioteca

Parecchio tempo che non scrivo a riguardo della biblioteca. Però, mai come in questo periodo ho dedicato così tante delle mie energie a questo mio... possiamo chiamarlo hobby? Già, perché da aprile circa (mamma, come vola il tempo) ci stiamo dedicando, io in primis, a realizzare l'inventario completo di tutti i volumi. E potendo occuparcene non più di due o tre ore la settimana, i mesi passano. Attualmente abbiamo già nei nostri archivi informatici un buon settanta per cento dei volumi presenti sugli scaffali, anche se adesso siamo arrivati ai volumi più rognosi e di più lenta archiviazione: saggistica, narrativa per ragazzi e l'insondabile miscuglio di libri che vanno dallo 0 al 799 nella classificazione Dewey, ossia i libri di religione, filosofia, scienze, geografia eccetera.

Tutto si sarebbe svolto molto più rapidamente se disponessimo di maggiori mezzi informatici; purtroppo il catorcio col quale s'ha da lavorare è un anziano reperto privo di porte USB (dunque niente chiavette per trasferire dati)  e senza Access (dunque, nemmeno la possibilità, finché non ce lo vengono ad installare, di usare un programma più adatto di Excel per effettuare il lavoro).

Ad ogni modo, si va avanti, si prendono in mano libri, opuscoli e mattonazzi vari, e si scopre ogni tanto qualche rara perla. Come un'edizione Treves di fine '800 di un romanzo di Barrili, oppure un opuscolo di versi appositamente scritti per accogliere $NotoPersonaggioStorico a $ComuneDellaBiblioteca, anch'esso ottocentesco. Per non parlare delle molte edizioni Medusa originali degli anni Cinquanta, o diversi libri appartenenti alla "fu Biblioteca Popolare" con le note dei bibliotecari di allora (guardate la foto qui sotto... è una nota incollata appena sopra l'inizio del primo capitolo del libro!).

nota_su_libro





Naturalmente abbiamo anche molte "mummie", in stato più o meno malconcio, e comunque generalmente di scarso interesse: per questi abbiamo inventato lo "Scaffale dei Desueti", che vuol dire che in mancanza di spazi migliori saranno collocati sopra agli armadi.

Perché alla fin fine il problema ritorna sempre lo stesso: gli spazi. Nei mesi passati abbiamo eliminato molti libri ridotti ormai a stracci, e riposizionati fuori dalla Biblioteca altri volumi, il cui appeal per i lettori era pari a quello di Rosy Bindi in bikini. Questo ha permesso di dar un pò d'aria agli scaffali che erano stracolmi, manco giocassimo a Tetris. Ma con le prossime catalogazioni e i prossimi acquisti, arriveranno la bellezza di oltre duecento nuovi libri. E non possiamo aggiungere altri armadi, o comprarne di più alti. Perché il problema, ahinoi, è che il peso dei libri rischia di diventare eccessivo per la soletta. L'alternativa, tante volte caldeggiata, è il trasloco, ma per questo dobbiamo attendere il restauro di una vecchia struttura al di fuori della palazzina attuale. A proposito di lavori, daremo anche il bianco al nostro stanzino. O meglio, lo daranno gli operai, noi poveri bibliotecari dovremo più semplicemente spostare lontano dai muri gli assai grevi armadi zeppi di volumi. Mi aspetta un mese di luglio con il mal di schiena.

Ma ritorniamo al nostro lavoro di inventario. Che spesso procede il giovedì pomeriggio, giorno ideale per stare lì, visto che così si ha l'occasione di ascoltare le note che provengono dai piani di sotto dove c'è la scuola di musica, e i ragazzini suonano il pianoforte o la chitarra. Oddio, a volte è meglio non sentirli, questi ragazzini. Ma ce ne sono anche di bravi, e assieme ai loro maestri ci donano un piacevolissimo ambiente dove svolgere il nostro polveroso lavoro. Sì, "Für Elise" è un tantino inflazionata, ma non posso proprio lamentarmi.

Cosa dicevo? Ah sì, la nostra opera di catalogazione. Che senza un programma costruito appositamente (e non avendo Access su quel pc, non posso scriverne uno) procede un pò a rilento. Volete un esempio? No? Lo scrivo lo stesso.

Il mio collaboratore (che a turno è $SposoNovello oppure $RedGirl) inizia a dirmi gli estremi di un libro. Vado a vedere se lo trovo nell'elenco dei libri presenti nell'archivio fornitoci dalla $Regione. Non c'è, allora devo inserirlo. L'autore, com'è che si chiama? "H.G. Pippons"? Vado a vedere se per caso esiste già questo autore, perché devo riportarlo con lo stesso identico nome. Poi scrivo il titolo. Mi faccio dire l'editore. Come si chiama 'sto editore? "Edizioni Marcello Gargarullo"? Vado a vedere se anche questo è già scritto da qualche parte, perché devo scrivere uguale. Ok, è inserito come "Gargarullo Edizioni". Poi, l'anno di pubblicazione. Non lo trovi, $Collaboratore? Da' qui, che guardo. Ok, 1965. Sì, non era facile da vedere, era scritto in numeri romani nel quartultimo foglio, in corpo 8, sotto il timbro. Passami il Codice Dewey. "P.933.433.XYZ"? Ok, la P iniziale la togliamo. Sì, dunque il libro lo dobbiamo cambiare di posizione. E mentre che sei lì, guarda se trovi, da qualche parte, questo libro dal nome astruso. È nell'inventario della $Regione, dunque deve esserci. E conviene metterlo lì al suo posto. L'hai trovato? Sì? Ok, immaginavo che fosse là nel Mucchio Selvaggio. Ok, passiamo al prossimo libro. Fine Esempio.

Ho citato il Mucchio Selvaggio. Credo sia il nome più adatto per uno scaffale pieno fino all'inverosimile di libri che sono arrivati dalle amministrazioni locali, catalogati secondo norma, e poi, visto che raramente sono richiesti, non sono stati sistemati al posto che gli spetterebbe, ma semplicemente accatastati in disordine. Però, ora che dobbiamo redigere l'inventario, abbiamo concordato che esistono solo due tipi di libro: quelli che abbiamo in Biblioteca e quelli che non abbiamo. Le vie di mezzo non devono più esistere.
Pertanto, verbale e posizione. Precisione svizzera ci vuole.

E mentre che siamo lì come brave api operose, spuntano le proposte di miglioramento. Già ho ottenuto una ciabatta per collegare il computer, dunque non esiste più la trappola indiana. Dovrebbe arrivare anche un nuova scrivania, deo gratias, questa era un reperto delle scuole di era Savoia. Ma soprattutto le proposte sono per la promozione della nostra attività: volantini e cartelloni con le novità in arrivo, segnalibri-regalo per la clientela, e, se tutto questo lavoro informatico sarà portato a termine, un sito come si deve, da far invidia al resto della Provincia. Ci serviranno nuovi collaboratori e forse questo è uno dei problemi più difficili da risolvere. Il massimo che siamo riusciti a ottenere, dalla signora $ProvinciaDelRiso, è un "vediamo".

Appunto, vediamo come andrà a finire. Noi intanto proseguiamo fiduciosi.

postato da: Angkarn alle ore 21:11 | link | commenti
categorie: biblioteca
mercoledì, 14 maggio 2008

Fiera del Libro (extended)

Prima del Salone
Sono le ultime ore di lavoro, dopo uscirò, mi preparerò e andrò a prendere $MoltoRossa. Tappa a Moncalieri per raccogliere $Cugina, poi Lingotto, Fiera dal libro. Si parla di contestazioni anti-Israele, un collega mi sconsiglia di andare il sabato. Dovrò forse cercare un modo di evitare le rimostranze dei facinorosi? Sto quasi pensando di comprare un bandiera del Tibet e drappeggiarmela tipo tunica, in stile afro. Di questi tempi nessuno ha niente contro il Tibet. Ci sarebbero i cinesi, ma tanto al Salone non vengono.

Fiera 1° giorno
Entro al Salone, forte del mio biglietto da operatore professionale da bibliotecario. Non sarebbe male se ciò mi abilitasse anche a far spesa per conto del Comune.
Mi sono portato una giacchetta ma arrivato a Torino mi rendo conto che è stato un errore: quando sono dentro i padiglioni, realizzo che è un errore molto grosso. Il caldo è opprimente e mi vedo costretto a usare un braccio come gruccia. Dopo un giro ai primi stand e le chiacchiere con la mia ex-corsista, si fa un refrigeratoria pausa al bar. Ne approfittiamo per cena.
Si girano altri stand, iniziano i primi acquisti: non potendo comprare "Mio cugino il fascista", ripiego su "Libri da ardere". Finalmente ho una borsa dove mettere l'immane quantità di carta che fino a quel momento portavo sotto braccio. Le ragazze si gettano sui libri in lingua, germanofone quali sono.
Passiamo al secondo padiglione, dove potremo perderci meglio. Nello stand Feltrinelli avviene la prima di una lunga serie di separazioni. Ma ogni volta sapremo ritrovarci. Mentre io saltello tra Iperborea e Voland (e uno di quest'ultima mi racconta tutta la trama di "Orgasmografo" di $Chisseloricorda) per acquistare l'ultimo di Paasilinna, le libellule se ne svolazzano sui grandi nomi. Le riacchiappo da Mondadori, dove realizziamo quale sia la moda del momento: i "Vangeli". Di fatti, Newton&Compton esce con "Il Vangelo dei vampiri", Sperling&Kupfer con "Il Vangelo di Satana", Nord con "Il Vangelo secondo Satana", Piemme con "Il Vangelo di Maria Maddalena" e via discorrendo. Il giorno dopo vedrò anche un "Vangelo di Nietzche" da O Barra O, ma almeno per questo libro, il titolo italiano rispecchia l'originale.
Tempo di fare un ultimo acquisto (un minilibro sul tè) e di arrivare fino al terzo padiglione, poi si esce.

Fiera 2° giorno
Mi sveglio presto e mi spedisco a Torino. Se devono esserci tafferugli, la mattina presto è il momento migliore per evitarli. Vado subito da Simplicissimus a vedere le novità su e-paper: stanno presentando "La Stampa" in abbonamento su carta elettronica. Dopo è il turno della prima conferenza: Boris Pahor parla del suo "Necropoli".

Conferenza di Boris Pahor
Arrivato di corsa nella Sala Gialla dopo aver ritirato il biglietto gratuito, mi accodo che la conferenza è già iniziata. La sala è fin troppo fresca, e mi costringe e mettermi la giacchetta. Ascolto Pahor che parla a ruota libera, talvolta scusandosi per le divagazioni. Il suo è un libro che pone in evidenza un aspetto dell'Olocausto meno conosciuto: i campi per i prigionieri politici; campi nei quali si applicava la stessa disumanizzazione e la stessa crudeltà che si rivolgeva agli ebrei. I campi nei quali è stato erano quelli di Dachau e quello di Dora, nei quali abbondavano i "blocchi" per gli infermi. Una volta entrati lì dentro, dice, l'unica uscita era il camino.
Era molto dura, racconta, per i prigionieri slavi come lui, che venivano chiamati "NN". Nonostante questo, il suo essere sloveno gli fruttò dapprima un incarico come interprete, salvandolo dai lavori più usuranti. Questi lavori, assieme all'alimentazione del tutto deficitaria e all'acqua gelata come unica bevanda, erano la causa della rovina dell'organismo che portava i prigionieri prima alla malattia e poi alla morte. Per esemplificare quanto forte era l'impulso a soddisfare i bisogni primari, Pahor racconta un episodio nel quale un russo era stato impiccato davanti alle cucine, appena prima che da esse venissero tratte fuori le pentole con la brodaglia gialla che costituiva il loro pasto. Tanta era la fame, che nessuno notò il corpo del russo che penzolava sopra le marmitte. In altre episodi, racconta i test sui prigionieri sani per calibrare la quantità di gas necessaria ad uccidere.
Pahor poi divenne infermiere, sempre grazie alla sua nazionalità. Tra i molti sloveni imprigionati, vi era anche un famoso chirurgo, che potè scegliere tra i suoi connazionali i propri aiutanti. Tale occupazione, per quanto miserevole, ancora una volta riuscì a tenerlo lontano dai pesanti lavori manuali; talmente che, nonostante con questo aiutasse gli altri detenuti, è ancora presente in lui il senso di colpa del sopravvissuto.
Su spinta del relatore, Pahor parla della vicenda editoriale del suo libro, uscito quarant'anni fa in sloveno, ma solo ora arrivato alla notorietà in Italia, nonostante che lui viva e sia sempre vissuto a Trieste. Per lo scrittore, questa è dovuto alla condizione del triestino di nazionalità slovena. Per quanto il suo popolo abiti quella zona da dodici secoli e abbia cambiato cittadinanza più volte a seconda delle spartizioni dei terreni post-conflitto, a lungo sono stati visti come "cimici", come li ritraeva Mussolini. Buio fu il periodo successivo alla prima guerra mondiale, con l'italianizzazione forzata delle scuole, la distruzione dei centri culturali sloveni, la negazione della loro stessa lingua. A tal punto fu pervasivo questo trattamento, che anche molti anni dopo la fine del fascismo, fu per Pahor più facile pubblicare il suo libro in francese che in italiano.
La conferenza si conclude con l'augurio rivolto alla platea di poter presto visitare la sua Trieste.

Finita la conferenza, è ora di pranzo. I punti di ristoro sono ovviamente invasi. Approfitto allora del carretto dei gelati e proseguo la passeggiata tra gli stand. Verso le 14, posso avvicinarmi ad un banchetto di hotdog e mentre mi gusto il pranzo, le mie orecchie percepiscono a poca distanza una conferenza sugli influssi (più o meno negativi) delle traduzioni sulla lingua italiana. Finito il pasto, vado ad assistere e come me molti altri. Non a caso il piccolo spazio è gremito e gli stessi relatori sono stupiti dalla corposa affluenza. Ma gli argomenti sono interessanti e gli oratori dotati della giuste verve: quando partono le critiche al vetriolo sullo stile di scrittori e scrittorucoli, non mancano le risate. Memorabili le frecciatine alla punteggiatura elementare di Veltroni.

Ancora qualche giro fra gli stand, poi arrivano le 16: mi metto in fila davanti alla Sala dove noi lettori incontreremo Arto Paasilinna.

Conferenza di Arto Paasilinna
Dopo una presentazione quanto meno anticonvenzionale, inizia la conferenza. Come interprete, è presente il suo editore finlandese, che parla un decoroso italiano. Paasilinna, racconta, vive attualmente tra Finlandia e Portogallo (il che mi ha ricordato la fine di Piccoli suicidi tra amici). Gli viene chiesto se crede all'idea, ricorrente nei suoi romanzi, della fuga come modo di trovare una vita migliore: lui risponde che effettivamente questa è molto presente nei suoi romanzi, ed è dovuto a una fiducia, tutta finlandese, nell'utopia. Ma ad ogni modo, non è un fervente credente dell'idea del "buon selvaggio" di Rousseau. Viene fatto notare che nei suoi romanzi, i protagonisti si trovino spesso a edificare con le proprie mani una nuova casa; così lo scrittore confessa di essere lui stesso l'artefice di diverse abitazioni: ne ha già costruite ben sette ("Mettere su casa è il miglior modo di vivere", dichiara). E nel suo stile, annuncia che tornato in Finlandia ne costruirà un'ottava, e poi inviterà tutti i presenti all'inaugurazione. E costruirà una sauna e laverà la schiena personalmente ad ogni invitato. Le facezie proseguono fino alla lettura di un divertente estratto dal suo ultimo libro, nel quale un pastore battista giunge a concludere che se Gesù Cristo avesse preso parte alla guerra civile finlandese, avrebbe condotto la rivoluzione a compimento e ora ci sarebbe una migliore giustizia sociale.
La conferenza finisce e ci si sposterà verso lo stand Iperborea, dove i due finnici, tra diversi bicchieri di vino e parecchie fette di salame, si occuperanno di autografare i libri di noi fanatici.

Prima di cena, avrò ancora il tempo di visitare qualche stand, completare gli acquisti con "Traffico di Latte" di Nick Smith e "Un uomo senza patria" di Kurt Vonnegut, ricevere un'offerta di lavoro, farmi realizzare un segnalibro calligrafato e ascoltare altre facezie del buon Arto, allo stand IBS.
Nota di colore conclusiva: da quando esco dal Salone a quando salgo sul treno che mi riporta a casa, passa circa un'ora e mezza. Gran parte della quale ad aspettare una navetta gratuita che non si sa dove passa, non si sa quando passa, non si sa se passa.

Addendum (Variedeventuali)
Mi son reso conto di aver tralasciato alcuni incontri, che meritano una menzione.
Primo fra tutti, alla stand dell'editore Ancora, il vicedirettore del TG5 Andrea Pamparana. Noi eravamo andati là per dissetarci con il sorbetto di Harry Potter, preparato (ovviamente, verrebbe da dire) secondo le ricette di Luisa Vassallo. Di cui peraltro chiedo notizie. L'editore mi dice che ci sarà il giorno dopo, ma nel frattempo mi presenta il succitato, probabilmente orgoglioso (l'editore, intendo) del pezzo da novanta che ha per lo stand. "E' venuto a presente il terzo volume della sua saga!". Qualcuno lo conosceva come autore di saghe storiche? Io no. E non credo di essere l'unico, visto che non c'era nessuno, e l'autore aveva l'aria piuttosto ingrugnita. Veniva quasi da dargli una pacca di consolazione.
Poi, Mauro Corona, che girava tranquillo fra gli stand vestito... da Mauro Corona. Bandana nera in testa, zaino in spalla, scarponi da montagna: non ci si poteva sbagliare. Gli mancava solo il bastone intagliato.
Allo stand di Baldini Castoldi Dalai, poi, è passato Boosta, per la serie "se canto/suono, devo anche scrivere". Ho dato un'occhiata al suo libro, piuttosto pulp. Un incontro a lungo atteso, visto che la povera ragazza dello stand ha dovuto per ben tre volte promettermi che "dieci minuti arriva", per poi essere smentita dai fatti. Non che mi dispiacesse attendere, ho scoperto un interessante romanzo di Brizzi (leggetelo, miei prodi avventori, e sappiatemi dire), e la tipa era simpatica.
Mi è capitato poi di stringere le mani di vari scrittori più o meno ignoti, più simili a piazzisti che a letterati. Indimenticabile il tipo vestito da spaventapasseri che passeggiava per il Salone con il suo libro in mano e l'altra mano con l'indice teso verso il volume.


postato da: Angkarn alle ore 00:55 | link | commenti (3)
categorie: mylife
mercoledì, 07 maggio 2008

Solitario compagno

Come gocce di sangue sulla neve,
labbra rosse su un viso latteo,
il vermiglio screzia l'abito bianco
con il quale sbocciasti primavere fa.

Solenne bellezza, candida unicità
ti elevano sul verde tra i fratelli,
ma nel trascorrere dei giorni
non c'è splendore a preservarti.

Nel fiorire di peschi e ciliegi
e nel canto operoso delle api,
giunge infine l'inevitabile momento
della caduca senescenza e dell'oscuro riposo.

Tulipano, bianco tulipano
che il calore della terra ti sia amico
e che possa sorgere brillante ancora
per accompagnarti ai miei versi più lieti.

tulip

postato da: Angkarn alle ore 07:32 | link | commenti
categorie: sensazioni
giovedì, 24 aprile 2008

L'enigma del gallo nero

È da parecchio tempo che non commento una mia lettura o una visione di un film. Ed è, forse, con un libro piuttosto curioso che ritorno a farlo. Curioso perché non è un libro letterariamente importante e nemmeno uno che rechi un particolare messaggio. Il libro di cui sto per parlare è un buon giallo storico, ambientato nel 1537, nel periodo cioè della Riforma Anglicana sotto Enrico VIII, il cui autore, C.J. Sansom, è stato uno studioso ai tempi dell'università (ora dovrebbe essere un avvocato, come il protagonista della vicenda, mastro Shardlake).

L'autore si serve del periodo testè indicato per costruire una vicenda ben collocata in quell'epoca: Thomas Cromwell, divenuto oramai il maggior consigliere del sovrano grazie anche al lavoro che ha portato Anna Bolena al patibolo, sta conducendo la sua guerra riformatrice contro i monasteri, ritenuti covi di eretici papisti, cercando ora di farli chiudere con la forza della persuasione. Ma presso Scarnsea, nel Sussex, il suo commissario è stato ucciso e la cattedrale è stata profanata: si suppone l'opera di adoratori del Demonio. Entra così in scena il piccolo, gobbo, astuto e fedele Matthew Shardlake che si dirigerà con il suo assistente verso il monastero del delitto per scoprire quanto accaduto e portare a compimento la resa.

Sarà molto duro il giudizio che il protagonista darà dei monaci: pigri, ben pasciuti, saldamente ancorati alle tradizioni cattoliche (viste come idolatre ed eretiche dai Riformatori); fra di loro non mancano sodomia, arroganza, crudeltà, desiderio verso la giovane aiutante del fratello infermiere; quest'ultimo, un saraceno spagnolo, è sicuramente una delle figure più carismatiche del romanzo. Un'altra figura rilevante è fratello Jerome, un certosino dal corpo ferito e dalla mente disturbata, il cui passato rappresenta una fonte importante per le indagini.

È interessante seguire, giorno dopo giorno, non solo le indagini (che a dire il vero, proseguono con una certa lentezza), ma anche come muti il rapporto fra Shardlake e i monaci, ma anche quello con il suo assistente, sempre meno ligio alle sue consegne, e soprattutto osservare l'interna diatriba del protagonista la cui considerazione per il suo padrone viene minata dalle scoperte che questa missione gli mostrerà. Thomas Cromwell è veramente quell'uomo che vuole abbattere la corruzione e la deriva morale della Chiesa, che sogna di affrancare il popolo dalle miserie che questa l'ha costretta a subire, permettendo così una migliore educazione religiosa e un equa distribuzione dei possedimenti accumulati dai monasteri?

Alla fin fine, più dell'indagine e della sua soluzione, ciò che mi ha conquistato e attaccato alle pagine (peraltro, di ottima carta) sono queste vicende storiche, che così fittamente si intrecciano con quelle dei personaggi che, pragmaticamente, mostreranno che non è nei grandi ideali (la Giustizia, la Riforma) che si deve ricercare il proprio compimento.

A margine devo dire che questo libro mi ha lasciato il fascino per quell'epoca: approfittando della notevole disponibilità su ebook, mi sono già procurato "Q" di Luther Blisset, e tre dei testi più volte citati: "Il principe" di Machiavelli, "L'Utopia" di Thomas More e "L'Elogio della Follia" di Erasmo da Rotterdam, che peraltro mi sta riservando piacevoli sorprese. Ad esempio che una sua frase è diventata la frase di chiusura di uno spot che veniva trasmesso qualche mese fa!

postato da: Angkarn alle ore 23:15 | link | commenti (1)
categorie: recensogni
martedì, 22 aprile 2008

Nuovi comuni

In conseguenza delle freschissime nuove elezioni degli organi amministrativi, i consiglieri Dagliaineri e Romaladrona hanno provveduto senz'altro indugio a rafforzare le autonomie locali con rinnovata ispirazione federalista.
Pertanto, in data odierna hanno avuto il loro battesimo con la benedetta acqua del Po i seguenti comuni:

Friuli:
Chesmacco, Colbacco, Vigliacco, Piattoricco, Micificco, Soldinsacco, Bislacco, Tispacco, Rottotacco, Piaciunsacco, Granbracco, Telattacco, Lattebricco, Mimpicco, Berlicco, Lessibaricco, Fumatabacco, Golociacco, Miammacco

Piemonte:
Prodigi, Stupidigi, Casesvaligi, Canigrigi, Luvapigi, Palazzochigi, Cegigi, Caserigi, Scuolabigi, Mardellefigi, Bimbiligi, Dionigi, Sufumigi

postato da: Angkarn alle ore 21:53 | link | commenti
categorie: deliri
venerdì, 04 aprile 2008

Io sono qui

Ecco, ho appena fatto un test che mostra dove mi colloco tra le diverse posizioni dei partiti che si contendono (si fa per dire) la vittoria alla prossime elezioni politiche. Credevo che per le mie risposte finissi più o meno tra i moderati, invece...

Elezioni 2008. Io sono qui. E tu dove sei?

postato da: Angkarn alle ore 23:47 | link | commenti
categorie: blog
sabato, 22 marzo 2008

Auguri di Pasqua

Di auguri se ne ricevono e se ne fanno sempre in abbondanza. La cosa difficile, si sa, è non essere banali. Ma, per contro, come ben mi hanno insegnato, uno degli errori ricorrenti di chi scrive è l'eccessiva originalità. Difatti, in questi giorni ho ricevuto degli auguri davvero singolari. Ecco:

Ti auguro fermamente che la pace, la serenità e la gioia non siano solo piaceri celesti ultraterreni ma di oggi, ora e sempre.
Quanto avvenne sul Golgota sia di sprone alla sorte perché ti doni il bene infinito e la virtù di saperne godere come un frutto dolce, sino in fondo, in un calice fresco al profumo di menta. Buona Pasqua e intrepida Resurrezione.


La prima frase è carina, ok. La seconda, che mescola insegnamenti religiosi e concetti - diciamo - laici come la Sorte... vabbè. Ma il calice profumato alla menta? E' una pubblicità degli sciroppi Fabbri? Poi, perché dovrei mangiare un frutto fresco in un calice? Mica lo bevo.

Ma è la terza frase che mi ha colpito più di tutto. "Intrepida Resurrezione". Wow, come suona. In pratica, pensa che io sia morto. Oppure che sia Gesù Cristo. Forse è ora di tagliarmi barba e capelli.

postato da: Angkarn alle ore 05:28 | link | commenti
categorie: deliri, mylife
martedì, 18 marzo 2008

Tastiere

In questa notte buia e sinistra, mi ritrovo a pensare a un episodio di una decina di giorni fa. Era la mattina di un venerdì, stavo terminando la mia prima settimana di turni, stavo facendo il primo e mi crogiolavo nella tranquillità, sicuro che, come le precedenti, anche in quella non avrei dovuto occuparmi di assistenza. Quando, verso le 6 e 20 squilla il telefono. Non faccio in tempo a rispondere che smette. Pazienza, mi dico, si vede che non era così importante.

Pochi minuti e ricapita. Continuo imperterrito il mio lavoro, finché un'alta figura si staglia sulla soglia del mio ufficio: è uno dei sorveglianti che mi chiede di venire a guardare la tastiera del suo pc. Non è per questo che dovrei essere qui, l'hardware è ancora una materia che non ci viene chiesto di trattare, ma tanto non vedo perché non dare una mano. Scendo con lui al suo gabbiotto.

Qui mi fanno notare come la tastiera tenda a scollegarsi, facendo piantare $Winzozz e al riavvio il BIOS non la rileva più.Mi arrampico sulla scrivania (e io che mi ero messo in ghingheri perché alle quattordici partivo in direzione $CittaPavesina per incontrarmi con $FanciullaDelleStelle) e inizio a palpare il cavetto PS/2. A forza di spingerlo dentro, le spie si accendono e con un bel Reset la macchina riparte. Comunque, i tizi dicono che quel PC è importante, se non funziona, non possono far creare i documenti che autorizzano i camionisti ad entrare in stabilimento (ergo, si ferma *TUTTO*), pertanto chiedono di portagli una tastiera nuova.

Mi pare giusto, pertanto, anche se non so bene dove siano quelle funzionanti, cerco nei vari armadi, pesco la più pulita e verifico che funzioni. Scendo da loro che mi chiedono subito di mettergliela. Spegniamo il computer... e già penso che dopo la fatica fatta a farlo partire prima, è un peccato. Collego la nuova tastiera, faccio ripartire la macchina e... non va. Il BIOS si lamenta: "Keyboard not present". Ahia, allora non è la tastiera a non funzionare. Mi riarrampico sulla scrivania e inizio a lottare con il cavo PS/2 mentre le facce dei camionisti aumentano al di là del vetro. Pigia che ti pigia, il maledetto non va. Inizio a sudare freddo. Alla prima occasione, subito casini. Ma alla fine il contatto viene ristabilito e il pc parte.

A questo punto noto che il rudere (chiamarlo PC è davvero troppo) dichiara solo 32 MB di Ram. Gli dico che il problema è nel connettore della scheda madre, pertanto la cosa migliore è quella di sostituire quella, anzi, magari cambiare tutto il pc. Salgo in ufficio, segnalo la cosa e dopo circa dieci minuti arriva la persona adibita all'hardware. Gli racconto la vicenda e lui mi dice seraficamente che non si farà nulla. "Ma come, per loro quello è il pc principale! Non possiamo fargli usare una macchina così malridotta! E' una funzione critica!" "Eh, ma sai" mi risponde "è stato deciso che quella a loro deve bastare" "Ma non può bastare! E' un rudere!" "E' stato deciso così e basta, e avranno le loro ragioni!"

Le vorrei proprio sapere...

postato da: Angkarn alle ore 06:13 | link | commenti
categorie: utonti
lunedì, 17 marzo 2008

Tempesta

Navigo a vista nella nebbia color della fuliggine, stringo tra le mani brandelli di pergamena consumata, la mia bussola è oramai inutile. Voci parlano attorno a me, quale di queste dirà la verità? E se la dice, la conosce? Strappato dalla testa ai piedi, cerco di ascoltare le parole del vento. Tasto con il piede la presenza fisica del legno sotto di me, cerco di scrollar via le ragnatele dal viso.

Il caldo profumo di una tazza di tè mi si propone alle narici, una mano mi tende una coperta, un'altra mi scosta i capelli dagli occhi. Altre mi ghermiscono le caviglie e mi strattonano le vesti: hanno avvistato terra, dalla parte opposta a quella dove sto guardando.

Provo gratitudine, fastidio, pietà, fratellanza. Non so se potrò restituire quanto ho avuto, non so se lo farò anche se lo potessi. Sono un egoista, un opportunista, o semplicemente un essere umano?

Tra i marosi e i lampi intravedo una città bianca arroccata tra la collina e il mare: è forse quella la mia destinazione? Cerco nell'urlo del vento la voce musicale della Sirena e non lo trovo. Sento rieccheggiare le risate di mozzi ubriachi, le grida di giubilo delle servette, il tintinnare di calici nelle mani dei miei traditori. Non ho tempo per loro, la tempesta incombe.

postato da: Angkarn alle ore 14:56 | link | commenti
categorie: sensazioni
mercoledì, 12 marzo 2008

Help Desk

E' da una decina di giorni che il nostro team di sviluppo è stato riorganizzato dalle alte sfere per trasformarsi in un servizio di assistenza 24 ore su 24. In pratica, i tre tapini (o tapiri?) incasellati nella categoria "Programmatori", si dividono in tre turni da 8 ore e nelle fascie orarie non coperte dal personale di assistenza si mettono il cappellino di "Pronto Intervento Coni... ehm Informatico".

Il perché e il percome di questa scelta non sto a spiegarlo, piuttosto dico cosa comporta questa nuova incombenza. In pratica, si deve tenere un'occhio ai due sistemi di monitoraggio (uno su server,apparati di rete, eccetera; l'altro sui sistemi di schedulazione, controllo e gestione files), si consulta la casella email dedicata al servizio di Help Desk, si risponde alla hotline telefonica; ed infine si registrano gli interventi su un database dedicato (mentre tutta l'attività, compresa questa, viene da sempre registrato su di un altro database). Nel tempo libero, si procede a fare l'assistenza, chiamiamola, "specialistica" e ovviamente, si programma. Fa un po' ridere, ma è così: siamo Programmatori, e sviluppiamo solo nel tempo libero dalle altre attività.

Ovviamente, trovarsi di colpo catapultati in una mansione così diversa e così vasta, provoca una serie di situazioni piuttosto tragicomiche. Ad esempio, dover rispondere a una mail che dice:

W can confirm delivery. Plz help.

perché la mia scarsa pratica con l'utontese™ non mi permette di capire che l'utonto non riesce a confermare l'esecuzione di un ordine. E io che credevo che "non riuscire" si dicesse "cannot". Oppure ci stanno quelli che negli ultimi due giorni, non appena faccio la pausa caffè, mi chiamano per problemi ad una stampante, costringendomi ad abbandonare lo svago per cercare fisicamente una persona che sappia come mettere le mani sull'hardware; io le saprei mettere solo per tirarci cazzotti o roba del genere.

O anche il caso di ieri, nel quale dopo aver dettato al telefono sia l'indirizzo mail dell'helpdesk, sia il mio personale, sono dovuto andare di persona a vedere l'errore, perché la tizia proprio non era in grado di mandarmi una mail. E in questo caso, devo ringraziare la fortuna: si trattava di un'anomalia che ho risolto  smanettando più o meno a caso dentro a del codice di cui non sapevo nulla. Non che non potessi capirlo il codice, studiandomelo bene, il problema è che avevo giusto venti minuti di tempo.

Non male nemmeno un'altra chiamata di ieri: $CapoUfficioTecnico ($CUT) mi chiama da $MoltoLontano perché un utente non vede il disco R. Ora, sul mio computer R: contraddistingue la cartella dei progetti software; cosa lui chiami R, per me è un mistero. Gli chiedo di dirmi cos'è. Mi fa: "è la cartella delle certificazioni, quella con le schede imballo". Per me rimane aramaico. "Scusa, $CUT, non sai il nome della cartella sul server?". Risposta: "E' quella che vedono tutti i capi: $Capo1, $Capo2 ... $CapoN". Replico: "Non mi sei di aiuto... guarda, spulcio tutte le cartelle sul file server e vedo se c'è qualcosa con un nome che mi pare centrare.." Bella roba, mi dico, ci sono centinaia di cartelle. Nel mentre, passa il tipo a cui ho sbolognato i casini delle stampanti e gli giro la chiamata. Lui, che si occupa proprio di dare i permessi sulla rete agli utenti, capisce al volo di cosa si parla e sistema la cosa. Poi mi fa: "Eh, sì, bisogna capire cosa vogliono gli utenti... ma poi c'è anche il discorso che una richiesta del genere deve essere autorizzata. Come fai tu a sapere se è giusto che Tizio veda la cartella X?" Già, mi dico. Per non parlare che, tecnicamente, non sono sicuro di sapere come si fa, e nemmeno di sapere le password necessarie.

E intanto le richieste urgentissime che arrivano dal nostro progetto ImportantissimoCheSeFallisceSiamoTuttiConIlCuloATerra, vanno in coda perché devo smistare le chiamate e riempire un database degli interventi. Beh, quantomeno mi capiterà di avere qualcosa di più da raccontare.

postato da: Angkarn alle ore 11:16 | link | commenti (1)
categorie: utonti
mercoledì, 05 marzo 2008

Vento e mare

Il vento soffiava forte a milleduecento piedi e Peters sentì il proprio volto sferzato dall’aria fredda e iraconda; sentì il suo ruggito nelle orecchie intirizzite, ancorché coperte da una spessa berretta sotto il caschetto di cuoio; sentiva scivolargli sulle tempie le lacrime strappate dagli occhi contro la loro volontà. La gondola sotto i suoi scarponi rollava paurosamente, seguendo il pallone che veniva portato ora verso Nord-Est. La mente di Peters gli portò l’ironica visione di un Canal Grande ingrossato dai cavalloni e bianco di spuma… Venezia! Quanto tempo era passato da quando aveva passeggiato per le sue calli, bevuto nei suoi caffè, cenato con Sofia… Allontanò i ricordi e si girò rapido verso il bruciatore: aveva bisogno di salire e tirarsi via da quella corrente infida.

Mise la mano sulla rotella color del bronzo e aumentò il gas di un quarto di giro: sentì sul proprio viso il calore farsi più intenso. Gelo alle spalle e fiamme dinanzi, il suo animo si temprava come una spada in quel contrasto feroce. Alzò lo sguardo a vedere il pallone azzurro riprendere la sua forma corretta, mentre saliva cercando una corrente più lieve che lo riportasse verso Ovest.

Era quasi inverno, ormai, e le nubi grigie che ora si erano fatte più vicine apparivano cariche di pioggia. Le osservò muoversi nel vento che scorreva sopra di sé, e capì che per il momento non doveva temere nuove insidie. Al di sotto, sempre più in basso, scorrevano le verdi foreste della sua terra natia. Boschi e mare, non una punta di montagna, solo qualche timida collina che provava ad arrampicarsi verso il cielo. Muschio e salsedine, questi erano gli odori che amava respirare quand’era a terra, assieme alle fragranze che aleggiavano nei mercati: pollo arrosto, lardo aromatizzato e i grassi formaggi di latte vaccino. Il pensiero gli diede un morso allo stomaco: era dalla partenza, cinque ore prima, che non mangiava. Guardò nella sua cassetta, dove trovò solo del pane e delle aringhe: non molto. Addentò la pagnotta e si rialzò per correggere lievemente la rotta.

Volò così per un’ora, quando all’orizzonte la linea bruna del terreno all’improvviso lasciò affiorare lo scintillio della spuma delle onde. Sentì nuovamente quel tuffo al cuore, quell’emozione gioiosa che lo coglieva quando si apprestava a sorvolare l’azzurro del Baltico. Sì, ora iniziava a sentirlo, portato rapidamente dal vento, il profumo della verde risacca. Spostò lo sguardo verso nord-Ovest, dove la costa si allungava più coraggiosa nell’acqua, là dove infine avrebbe portato il suo pallone per l’approdo. Ma prima avrebbe descritto un largo arco su quello splendido specchio azzurro, sperando, ancora una volta, di avvistare il soffio impetuoso di un cetaceo di passaggio.


postato da: Angkarn alle ore 13:59 | link | commenti
categorie: sensazioni
giovedì, 28 febbraio 2008

Variazioni sul tema

Ieri stavo guardando una delle tante sale di attesa di una stazione, notevolmente affrescata da graffiti adolescenziali in stile "pippo ama tati". E fra le tante scemenze, una cosa mi ha attirato: una serie di "variazioni" dei titoli dei libri di Moccia. Piuttosto elementari e volgari, a dire il vero. Ma mi hanno ispirato a crearne di più interessanti... non che ce l'abbia così tanto con lui e la sua letteratura leggera, ma pochi altri autori riescono ad avere titoli così... beh, così adatti a questo lavoro.

Dunque, eccoli:

"Tre metri sotto terra" di Fedeciano Moggi
"Tremendi sopra il cielo" di Enrico Mocio Vileda
"Tre merli sopra il melo" di Federico Moccio
"Ho voglia di thè" di Errico Muccina
"Ho foglie di tè" di Fedelico Mocia
"Oh, soglia di tek!" di Granrico Mogio
"Scusa ma ti chiamo orrore" di Ulderico Pioggia
"Scusa ma ti chiamo odore" di Federico Foggia
"Scusa, ma ti chiavo, amore" di Gianrico Muggia
"Cercasi fichi disperatamente" di Fedenico Goccia

Invito caldamente i miei 2 lettori a proporre altre variazioni, anche di libri di altri autori!

postato da: Angkarn alle ore 16:21 | link | commenti (1)
categorie: deliri